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Tassi, la scelta punta ancora sul fisso

La riunione della BCE tenutasi lo scorso 25 ottobre si è conclusa con un comunicato che non porta alcuna novità in termini di policy monetaria, con tassi invariati a -0,40% per i depositi, 0% per il tasso di rifinanziamento principale e 0,2% per il tasso di rifinanziamento marginale. Come anticipato, il quantitative easing prosegue fino a dicembre, con un importo pari a 15 miliardi al mese nell’ultimo trimestre dell’anno, mentre la forward guidance sui tassi anticipa che rimarranno sui livelli attuali non più “per un esteso periodo di tempo” ma “come minimo fino all’estate del 2019”.

Nei giorni successivi alla riunione, i tassi Euribor (i parametri assunti come riferimento per il calcolo dei tassi di interesse variabili applicati ai mutui) sono rimasti sostanzialmente stabili e negativi su tutte le scadenze, con la sola eccezione rappresentata dai tassi in riferimento a scadenze pari a 6 e a 12 mesi, che invece dal canto loro hanno visto una leggera risalita, pur rimanendo in territorio negativo.

Un quadro di tassi compressi e tendenzialmente negativi che secondo gli analisti dovrebbe rimanere anche per i mesi a venire, sulla scia di una politica monetaria comunque ancora accomodante, andando pertanto a rinviare alla seconda parte del 2019 un cambiamento di rotta maggiormente apprezzabile.

Sul fronte dei fissi, si noti come i tassi Eurirs abbiano registrato una moderata discesa nell’ultimo mese, su tutte le principali scadenze. D’altronde, anche questa non sembra affatto essere una novità: l’incremento dell’avversione al rischio ha determinato una discesa dei tassi “privi di rischio” con effetti anche sugli Eurirs.

I tassi rimangono comunque ancora storicamente ridotti, ma attenzione: i livelli sono sicuramente superiori a quelli che erano i minimi di metà 2016. Si giustifica dunque una preferenza verso l’indebitamento flessibile o a tasso fisso rispetto a quello a tasso variabile, per gli orizzonti temporali medio-lunghi. Di contro, come abbiamo già avuto modo di rammentare in precedenti occasioni di commento su queste pagine, gli orizzonti temporali brevi o brevissimi possono invece beneficiare in misura più significativa di un prolungato periodo di tassi Euribor o BCE a livelli minimi.

Nell’ambito dei tassi fissi, permane ancora una preferenza relativa sulle scadenze extra-lunghe (30 e 40 anni) e sul decennale.

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