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Tassi mutui, ultima riunione BCE del 2018 non cambia le carte

La riunione della Banca Centrale Europea (BCE) dello scorso 13 dicembre si è conclusa con un comunicato che ha confermato la conclusione del programma di acquisto titoli alla fine del mese, come ampiamente atteso dal mercato, senza apportare novità in termini di policy. Ne deriva che i tassi di riferimento restano invariati a -0,40% per i depositi, 0% per il tasso di rifinanziamento principale e 0,2% per il tasso di rifinanziamento marginale.

Rimane sostanzialmente invariata anche la forward guidance sui tassi, che rimarranno sui livelli attuali non più “per un esteso periodo di tempo” ma “come minimo fino all’estate del 2019”, e in ogni caso quanto necessario per assicurare che l’evoluzione dell’inflazione resti allineata con le attuali aspettative di un sentiero di aggiustamento sostenibile verso il target, ossia a un livello inferiore ma vicino al 2%.

Complessivamente, pertanto, oltre a ribadire che i tassi non saranno toccati prima dell’estate prossima, Draghi ha anche confermato l’intenzione di mantenere stabile il bilancio attraverso la politica dei reinvestimenti per un lungo periodo dopo il primo rialzo del corridoio dei tassi, senza tuttavia dare un’indicazione più precisa di cosa significhi questo arco temporale, sulla scia della necessità di mantenere accomodanti le condizioni di politica monetaria anche per le crescenti incertezze geopolitiche internazionali.

Detto ciò, nelle immediatezze dopo la riunione i tassi Euribor hanno registrato una leggera risalita, pur restando in territorio negativo. Questo contesto di tassi particolarmente compressi dovrebbe confermarsi anche per i mesi a venire, sulla scia di una politica monetaria comunque ancora accomodante. Un aumento più significativo dovrebbe invece registrarsi nella seconda metà del 2019, con l’approssimarsi del primo rialzo dei tassi BCE.

Sul fronte dei fissi, i tassi Eurirs hanno registrato ancora una discesa nell’ultimo mese, su tutte le principali scadenze. A spingere verso tale movimento è l’aumento dell’avversione al rischio e l’evidenza di un rallentamento dell’economia ad aver determinato una discesa dei tassi “privi di rischio” con effetti anche sugli Eurirs. I tassi rimangono comunque ancora storicamente ridotti, ma su livelli superiori rispetto ai minimi di metà 2016.

In tale scenario, è ben giustificabile la preferenza verso l’indebitamento flessibile o a tasso fisso rispetto a quello a tasso variabile, per gli orizzonti temporali medio-lunghi. Gli orizzonti temporali brevi o brevissimi possono invece beneficiare in misura più significativa di un prolungato periodo di tassi Euribor o BCE a livelli minimi.

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Tassi, la scelta punta ancora sul fisso

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